Chirurgia endovascolare

Che cos’è la chirurgia endovascolare?

La chirurgia endovascolare è una metodica mininvasiva che avviene in anestesia locale. Si occupa del trattamento di disturbi quali aneurismi dell’arteria addominale o aortica, ictus, stenosi, arteriopatie ostruttive e una serie di altri problemi legati al sistema vascolare.

Nel caso dell’aneurisma l’obiettivo è quello di evitare che la sacca aneurismatica scoppi, e viene conseguito con l’uso di stent appositi. Nel trattamento dell’ictus, la chirurgia endovascolare permette di rimuovere le occlusioni delle arterie.

Perché si esegue?

Spesso viene eseguita per trattare un aneurisma dell’aorta. Nel caso dell’aneurisma dell’aorta addominale, la dilatazione di quest’ultima può avere luogo in seguito all’adozione di stili di vita scorretti quali fumo, stress, mancanza di attività fisica e alimentazione sbagliata. Quando l’aorta raggiunge e supera i 5cm di diametro (il valore corretto è di 2cm) è opportuno effettuare un intervento di chirurgia endovascolare per evitare lo scoppio della sacca aneurismatica; tale intervento è dunque di natura preventiva.

In cosa consiste?

Quando la chirurgia endovascolare viene adottata per trattare aneurismi delle arterie viscerali, l’intervento avviene inserendo un catetere nell’aorta femorale all’altezza dell’inguine attraverso un piccolo taglio. Il catetere viaggia fino all’aneurisma, dove si aggrappa all’aorta e attraverso stent e materiali embolizzanti isola la sacca aneurismatica dal flusso del sangue.

Nel caso dell’ictus, il catetere può essere inserito all’interno dell’arteria femorale e viene fatto arrivare al cervello. Una volta raggiunto il coagulo, il catetere rilascia uno stent che viene usato per liberare il flusso sanguigno. Quando lo stent viene tolto, trascina con sé anche l’occlusione.

Preparazione per la chirurgia endovascolare

La chirurgia endovascolare deve essere preceduta da una serie di esami per determinare se il paziente soffre di gravi coagulopatie che potrebbero risultare letali durante l’operazione. Il paziente deve inoltre fornire la sua storia clinica completa.

Recupero postintervento

Dopo l’intervento vengono eseguite radiografie ed ecografie che hanno lo scopo di verificare l’esito della procedura.

Solitamente il paziente può lasciare l’ospedale due giorni dopo e riprendere il lavoro dopo circa una settimana, mentre il recupero completo richiede fino a un mese.

È importante attenersi scrupolosamente alle istruzioni dei propri medici riguardo ai farmaci da assumere e alle visite di controllo da eseguire fino ad arrivare a una guarigione completa.

Trattamenti alternativi

Per quanto riguarda il trattamento dell’ictus, una volta su tre può essere sufficiente la terapia farmacologica, ma è necessario che i trombi siano di volume ridotto.